PROCESSO DECISIONALE AUTOMATICO VS PROCESSO DECISIONALE COGNITIVO
- Dott. Simone Ferretti
- 12 gen
- Tempo di lettura: 2 min
A CURA DEL DOTT. SIMONE FERRETTI

La struttura e la funzione rappresentano per l'allenatore la base dalla quale partire per arrivare al processo di allenamento, ancora prima del metodo.
Il modo, purché sia specifico, con il quale giungere al prodotto finale è del tutto indifferente, le vie possono essere tante, purché ciò che viene proposto rispecchi appunto la funzione.
Quando affermo che è la funzione a guidare l'operato dell'allenatore, il riferimento non può non essere sulle due modalità prevalenti di controllo decisionale, che di fatto distinguono l'atleta di elite da un atleta non di elite.
La decisione in un portiere di elite è: rapida, stabile, contestualizzata e robusta sotto pressione. Nello specifico è in grado di riconoscere pattern di gioco molto precocemente, è in grado di selezionare meglio le informazioni rilevanti da elaborare, scartando il "rumore", affidandosi a processi cognitivi automatici basati sull'esperienza, che comportano una minore richiesta di controllo cosciente durante l'azione.
La decisione in un portiere non di elite all'opposto è: più lenta, meno stabile, più sensibile allo stress e meno adattabile. Nello specifico la decisione avviene dopo lo sviluppo dell'evento, attendendo fino a che la situazione sia "più chiara" e ricorrendo a processi più lenti e deliberativi che rispondono maggiormente ad un controllo di tipo cosciente.
I due motivi principali alla base di questa differenza riguardano: maggiore esperienza rappresentativa e migliore velocità di elaborazione visiva.
L'obiettivo finale quindi dell'allenamento specifico deve indirizzarsi verso il ricreare esperienza attraverso la rappresentatività, come si dice da tempo ormai.
Mentre il modo, sul quale sto investendo tempo in ricerca, è di raggiungere lo scopo attraverso il miglioramento della velocità di elaborazione visiva.
Attraverso l'organo visivo il portiere acquisisce gli input che, a seguito dell'elaborazione, porteranno al riconoscimento generato dall'apprendimento basato sull'esperienza vissuta, riprodotta in allenamento e anche visualizzata per certi aspetti.
Pertanto lo scenario che sto percorrendo con NextGen Keepers è quello di integrare gli elementi percettivo-visivi, specifici per i differenti scenari realizzati in allenamento, in modo da rendere il portiere, per la fase determinante della sessione, nella quale crea l'esperienza, condizionato per elaborare più velocemente le informazioni e ricettivo per poterle utilizzare efficacemente, da cui poi sarà costruito il vissuto per riconoscere gli stessi pattern in futuro.
Questo naturalmente stimolando le abilità visive in maniera specifica sia per il ruolo del portiere e sia per le richieste percettive che hanno i differenti scenari allenati.
Per maggiori approfondimenti è presente l'area dedicata cliccando qui.
Dott. Simone Ferretti




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