Il meccanismo determinante per il portiere
- Dott. Simone Ferretti
- 22 apr
- Tempo di lettura: 2 min
A cura del Dott. Simone Ferretti

Quando è richiesto di guardare in alto negli spostamenti e muoversi all'indietro in così poco tempo si genera un conflitto sensoriale poiché si deve inseguire visivamente un target in alto mentre si perdono i riferimenti spaziali stabili.
Tuttavia il corpo si muove sulla base di una previsione di dove sarà impattata la palla, il cui aggiornamento continuo contribuisce all'esecuzione motoria.
Qui entra in gioco un meccanismo, il riflesso vestibolo-oculare (VOR), che ha lo scopo di mantenere stabile l'immagine sulla retina mentre la testa si muove, garantendo un continuo flusso di informazioni stabile e pulito.
Per dare un'idea della sua funzione basti pensare ai video che si vedono di portieri con una telecamera fissa sulla testa mentre giocano. Poiché la telecamera segue i movimenti della testa, senza alcuna stabilizzazione o assorbimento di questi movimenti, l'immagine ripresa appare caotica e confusionaria. Questo sarebbe quello che vedrebbe il portiere se non ci fosse il meccanismo del VOR che invece stabilizza e assorbe i movimenti garantendo di acquisire informazioni derivanti dal campo visivo che appaiono più stabili.
(E qui già si può capire che chi avrà questo meccanismo più allenato potrà acquisire una immagine migliore a parità di situazione e quindi coordinarsi e reagire meglio).
Pertanto con questo meccanismo il portiere, nonostante sia in movimento, avrà la possibilità di stabilizzare l'immagine del pallone per poter garantire un afflusso ottimale di informazioni che aiuteranno nella conferma della previsione e nel generare una risposta motoria adeguata.
La complessità di questa situazione però rende la stabilizzazione meno efficace e di conseguenza l'acquisizione dell'informazione visiva meno stabile e accurata.
Con il tracking più difficile e relativi piccoli errori di stabilizzazione, dovuti dalla complessità della situazione, è difficile mantenere la palla centrata sulla fovea, il punto della retina alla più alta risoluzione.
Con la fissazione instabile, la palla sfugge alla percezione fine e non si creano le basi tra appoggi e possibilità di spinta.
Non si riesce ad elaborare l'informazione ed aggiornare la previsione in pratica poiché manca la stabilità visiva necessaria.
Quando la qualità dell'inseguimento visivo e integrazione visivo vestibolare si riducono il sistema motorio ne risente in termini di organizzazione.
In questo caso la richiesta del compito ha superato la capacità del sistema di integrare ed elaborare gli stimoli.
Questo può accadere anche in portieri professionisti di altissimo livello e allenati anche molto bene, poiché nonostante abbiano questi meccanismi visivo-percettivi più performanti rispetto alla media, ci sarà sempre nel gioco una situazione che andrà a superare le capacità o possibilità dell'atleta in quel momento.
Per questo diventa importante allenare e integrare in campo, e non solo, un corretto lavoro visivo-percettivo che passa anche dal potenziamento del riflesso vestibolo-oculare, un meccanismo determinante poiché il portiere spesso si trova in movimento e diventa necessario riuscire a stabilizzare le immagini per poter estrarre dalle stesse le informazioni per coordinare la risposta motoria.
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