LA VELOCITÀ PERCETTIVA: ELABORARE PER RICONOSCERE
- Dott. Simone Ferretti
- 19 gen
- Tempo di lettura: 2 min
A CURA DEL DOTT. SIMONE FERRETTI

Il riconoscimento di un pattern e la creazione di scenari per generare apprendimenti basati sull'esperienza, che mettano il portiere nella condizione di leggere la situazione con anticipo, nasce da un primo elemento su cui c'è ancora tanto margine di studio e di applicazione nell'allenamento dei portieri.
Infatti la velocità di riconoscimento che mette il portiere nella condizione di reagire in tempi ottimali nel gioco nasce in primis da una elaborazione degli input sensoriali ricevuti.
La velocità percettiva infatti rappresenta la rapidità con cui riusciamo a ricevere e elaborare gli stimoli sensoriali che arrivano dall'ambiente, di cui quello visivo ha un peso maggiore rispetto agli altri (80%).
Allenare questo elemento della capacità di decisione è quindi determinante, poiché il riconoscimento dipende dalla percezione e nelle nostre attività formative come NextGen Keepers cerchiamo di lavorare su questi adattamenti principalmente in 3 modi:
Stimolando i movimenti oculari
Questo in termini di velocità, precisione e stabilità, sia in una fase iniziale della sessione, direttamente in campo, che al di fuori del contesto specifico. La richiesta caratteristica comune è quella di andare ad estremizzare le velocità richieste per il compito. Sono gli occhi a garantire l'entrata del flusso di fotoni che trasdotto dalla retina comporterà il flusso di informazioni in direzione della corteccia visiva attraverso le vie visive, per questo per noi è il primo target da colpire.
Stimolando la complessità informativa
Questo per mettere di fronte il portiere ad un elevato numero di stimoli di cui deve effettuare una selezione. Più è alto il rumore informazionale è più sarà importante l'azione di filtro che il portiere è in grado di mettere in atto nella maggior parte delle situazioni.
Integrando in campo gli elementi percettivi richiesti dalla sessione di allenamento
Questo per fare in modo che il portiere abbia attivato in maniera specifica le aree cognitive che saranno stimolate durante la fase rappresentativa. Questa integrazione, che parte da una analisi delle richieste percettive che il portiere dovrà sostenere per riuscire nel compito, è suddivisa in una fase di attivazione/condizionamento ad inizio sessione ed una fase strategica nella seconda metà dell'inizio nella quale, in forma propedeutica di pari passo allo svolgimento tecnico tattico, il portiere viene guidato sul come, dove e quando deve prendere informazione nei diversi scenari che lo vedranno attore. Quando si arriverà nella parte centrale dedicata alla rappresentazione della realtà, il portiere sarà ricettivo nel raccogliere gli stimoli per risolvere le situazione che lo vedranno coinvolto e apprendere.
Pertanto, migliorare la velocità dei movimenti oculari, che garantiscono l'entrata dell'informazione, migliorare la capacità di filtro verso i rumori e attivare in maniera specifica in base alla richiesta della sessione, è ciò che per noi mette il portiere nella condizione ottimale di poter percepire ed elaborare e quindi riconoscere e reagire.
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Dott. Simone Ferretti



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